Prevenzione Incendi De Dona

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PUBBLICAZIONE NORMATIVA
Decreto ministeriale 8 novembre 2019: Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la realizzazione e l'esercizio degli impianti per la produzione di calore alimentati da combustibili gassosi.

Centrale termica
Il DM 12 aprile 1996 s.m.i. è stato abrogato dal DM 8 novembre 2019, pubblicato sulla gazzetta ufficiale n. 273 del 21 novembre 2019 avente per oggetto: "Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la realizzazione e l'esercizio degli impianti per la produzione di calore alimentati da combustibili gassosi". Il decreto è una rivisitazione molto più dettagliata del precedente decreto, strutturato in otto sezioni (1. Termini e definizioni, 2. Disposizioni comuni, 3. Apparecchi per la climatizzazione di edifici ed ambienti, per la produzione centralizzata di acqua calda, acqua surriscaldata e/o vapore, 4. Generatori di aria calda a scambio diretto, 5. Nastri radianti e moduli a tubi radianti, 6. Impianti per la cottura del pane e di altri prodotti simili (forni) ed altri laboratori artigiani, per il lavaggio biancheria e per la sterilizzazione, 7. Impianti per la cottura di alimenti (cucine) e lavaggio stoviglie, anche nell'ambito dell'ospitalità professionale, di comunità e ambiti similari, 8. Apparecchi di riscaldamento di tipo "A" realizzati con diffusori radianti ad incandescenza).
In alcune situazioni per l'installazione di moduli a tubi e nastri radianti e per i generatori di aria calda è richiesta la valutazione del rischio incendio in presenza di aree a rischio di esplosione. E' stata prevista inoltre, anche come misura compensativa del rischio, l'installazione dell'impianto di rilevazione fuga gas.
Nel decreto viene richiamato frequentemente il termine "parete esterna" definito nel seguente modo: parete confinante con spazio scoperto o strada pubblica scoperta o strada privata scoperta o, nel caso di locali interrati, con intercapedine antincendi ad uso esclusivo di sezione orizzontale netta non inferiore a quella richiesta per l'aerazione e larga non meno di 0,6 m ed attestata superiormente su spazio scoperto o strada scoperta (pubblica o privata).
La comunicazioni con altre attività è prevista, in relazione al rischio, mediante un disimpegno realizzabile con tre possibili soluzioni:
  1. disimpegno di tipo 1: locale con strutture/elementi separanti di caratteristiche minime REI/EI 30 con porte EI 30;
  2. disimpegno di tipo 2: locale con strutture/elementi separanti di caratteristiche minime REI/EI 60 con porte EI 60;
  3. disimpegno di tipo 3: disimpegno di tipo 2 con le seguenti ulteriori caratteristiche:
    • superficie in pianta netta minima pari a 2 m2;
    • aperture di aerazione permanenti di superficie complessiva non inferiore a 0,5 m2 realizzate su parete esterna. In alternativa, per apparecchi alimentati con gas a densità non superiore a 0,8, è consentito l'utilizzo di un condotto di aerazione di sezione non inferiore a 0,1 m2;
    • qualora i locali fossero interrati, il condotto di aerazione deve sfociare all'esterno a filo del piano di riferimento, anche senza il requisito di attestazione per il disimpegno.
Ad esempio una comunicazione di tipo 3 è prevista dall'interno dell'attività verso il locale in cui è installato l'impianto con potenzialità > 116 kw nel caso di:
  • apparecchi per la climatizzazione di edifici ed ambienti, per la produzione centralizzata di acqua calda, acqua surriscaldata e/o vapore installati in apposito locale inserito nella volumetria del fabbricato servito;
  • generatori di aria calda a scambio diretto installato in apposito locale inserito nella volumetria del fabbricato servito.
Per gli impianti di cottura di alimenti (cucine) e lavaggio stoviglie, anche nell'ambito dell'ospitalità professionale, di comunità e ambiti similari installati in apposito locale inserito nella volumetria del fabbricato servito è richiesto il disimpegno di tipo 3:
  • con i locali di pubblico spettacolo, con aperture comandate solo per gas con densità non superiore a 0,8;
  • con caserme, locali di pubblico spettacolo, locali soggetti ad affollamento superiore a 0,4 persone/m2, attività comprese nei punti 41, 58, 66, 67, 68, 69, 71, 72, 73 (ad uso terziario), 75, 77 cat. C (per altezza antincendio oltre 54 m) e 78 dell'allegato I al decreto del Presidente della Repubblica lo agosto 2011, n. 151, per gas con densità maggiore di 0,8.
Altra modifica interessante riguarda il calcolo della superificie di aerazione con la formula:
S ≥ k • z • Q
dove:
Q portata termica totale espressa in kW;
k parametro dipendente dalla posizione della centrale termica rispetto al piano di riferimento ricavabile dalla tabella.
z parametro che tiene in considerazione la presenza di un impianto di rivelazione gas che comanda una elettrovalvola automatica a riarmo manuale all'esterno del locale e dispositivi di segnalazione ottici e acustici, modulato in funzione della posizione della centrale termica rispetto al piano di riferimento. Il valore è ricavabile dalla tabella.
Ad esempio per apparecchi per la climatizzazione di edifici ed ambienti, per la produzione centralizzata di acquacalda, acqua surriscaldata e/o vapore Installazione in apposito locale inserito nella volumetria del fabbricato servito i valori di k e z sono ricavabili dalla seguente tabella:
Ubicazione del locale k z
Standard In presenza di impianto di rivelazione gas che comanda un'elettrovalvola automatica a riarmo manuale, posta all'esterno del locale, e dispositivi di segnalazione ottici e acustici
Locali fuori terra 0,0010 1,0 0,8
Locali seminterrati o interrati di tipo A 0,0015 1,0 0,9
Locali interrati di tipo B 0,0020 1,0 1.0
Pur restando invariati i principi genarali di sicurezza applicabili ad ogni tipo d'impianto indicati nelle sezioni sopra riportate, si rimanda alla lettura del decreto per i relativi approfondimenti.
Il decreto entra in vigore il 21 dicembre 2019.

5/12/2019-19:34


PUBBLICAZIONE NORMATIVA
Modifiche allegati al codice della prevenzione incendi (DM 3/8/2015)

ingranaggio
Dopo il dm 12 aprile 2019 con il quale sono state apportate modifiche procedurali e l'inserimento di nuove attività del DPR 151/11 nel campo di applicazione del Codice della prevenzione incendi, è stato pubblicato il DM 18/10/2019, nei supplementi ordinari della gazzetta ufficiale del 31 ottobre 2019 avente per oggetto: "Modifiche all'allegato 1 al decreto del Ministro dell'interno 3 agosto 2015, recante «Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell'articolo 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139»"
Dalla lettura del documento emergono importanti modifiche rispetto all'originaria versione. Si evidenzia subito la riscrittura del Rischio Ambientale, che può assumere per particolari ambiti o per l'intera attività un valore significativo, supportato da una valutazione del rischio incendio. Tra le attivià in cui tale rischio può ritenersi significativo possono ricadere gli stabilimenti e depositi di trattamento rifiuti compresi nel campo di applicazione del D.Lvo 152/06. Un rischio ambiente significativo comporta livelli di prestazione più elevati per alcune strategie antincendio e quindi misure di protezione antincendio e gestionali più prestanti.
Anche il Rischio Beni è stato rivisto e potrà essere attribuito all'intera attività o agli ambiti, diversamente da quanto era previsto precedentemente unico per l'intera attività. Quindi, così come il Rischio Ambiente, il Rischio Beni potrà assumere differenti valori in relazione alle caratteristiche dell'ambito (vincolato e strategico).
Si osserva che il concetto di ambito, seppur già presente nella precedente versione, ha trovato ampia diffusione nel nuovo documento, tanto che nel capitolo Termini e Definizioni al paragrafo G.1.7 (Geometria) gli è stata data una propria definizione: porzione delimitata dell’attività avente la caratteristica o la qualità descritta nella specifica misura. L’ambito, quindi, può riferirsi all’intera attività o a parte di essa (piano, compartimento, opera da costruzione, area a rischio specifico, area all’aperto, area sotto tettoia, …).
Altra modifica importante riguarda l'introduzione del cosiddetto "corridoio cieco omesso", misura introdotta per risolvere casi reali che non trovavano soluzione con la precedente versione, ad esempio per attività ricettive realizzate su più piani e servite da una sola scala. La definizione precedente di corridoio cieco prescindeva dalla presenza o meno di una scala protetta o a prova di fumo, per cui si riscontravano nel caso di una sola scala lunghezze di corridoio cieco oltre i limiti massimi consentiti dalla norma. La modifica apportata, invece, considera la lunghezza del corridoio cieco fino ad una zona di protezione (filtro, filtro ed a prova di fumo, scala esterna o combinazione delle stesse), risolvendo la problematica in argomento.
Sono stata introdotte le attività in aree all'aperto. Tali attività prevedono misure differenti rispetto a quelle al chiuso, in particolare per la strategia esodo sono previste misure meno restrittive, in quanto il fumo prodotto in caso d'incendio non rimane in ambiente confinato. Tale modifica può trovare applicazione, al momento, per i depositi all'aperto soggetti al controllo. Successivamente verrà applicata, con l'emanazione della regola tecnica verticale, anche alle manifestazioni di pubblico spettacolo all'aperto.
È stata modificata la tabella per la realizzazione dei compartimenti multipiano, estendendo i casi possibili. Ad esempio, potranno essere previsti compartimenti multipiani anche per attività industriali con rischio vita A3.
Sono stati introdotti vincoli più restrittivi per i piani interrati posti a quota inferiore a -1, imponendo in alcuni casi la presenza di almeno due uscite poste in posizione contrapposta.
Sono stati introdotti i sistemi di ventilazione orizzontale SVOF definito nel seguente modo: sistema o impianto destinato ad assicurare, in caso di incendio, lo smaltimento meccanico controllato dei fumi e dei gas caldi. Questo impianto consentirà di eliminare per sempre tutte le procedure di deroga per carenza di superficie di aerazione, problematica spesso riscontrata nelle autorimesse.
Le modifiche apportate all'allegato 1 del DM 3/8/2015, in particolare quelle sopra indicate, hanno consentito di realizzare un strumento di progettazione antincendi sempre più robusto e applicabile non solo alle attività soggette al controllo ma a qualsiasi attività, deposito ecc, sia essa luogo di lavoro o meno, laddove si intenda verificare e progettare le misure di sicurezza antincendio.
Il DM 18/10/2019 entra in vigore il giorno dopo la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale avvenuta il 31/10/2019.

1/11/2019-20:50


PUBBLICAZIONE NORMATIVA
Modifiche al codice della prevenzione incendi (DM 3/8/2015)

Le tanto attese modifiche del codice della prevenzione incendi (DM 3/8/2015) sono state emanate con DM del 12 aprile 2019, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 aprile 2019. Sono stati modificati solo gli articoli del decreto senza entrare nel merito degli allegati tecnici, che saranno modificati in una fase successiva. Il decreto ha eliminato definitivamente il doppio binario esclusivamente per le nuove attività del DPR 151/11, ricadenti nel campo di applicazione del codice della prevenzione incendi, non dotate di specifica regola tecnica (RTO) .
L'art. 2 del DM 3/8/2015 è stato completamente sostituito dal DM 12 aprile 2019. Il comma 1 introduce altre attività ricadenti nel campo di applicazione del codice della prevenzione incendi. In particolare vengono inserite le attività dal n. 19 al 26 e la n. 73 del DPR 151/11, tutte senza specifica regola tecnica (RTO). Tale modifica comporta che il numero di attività del DPR 151/11 ricadenti nel campo di applicazione del codice passa da 39 a 47 suddivise in 42 RTO e 5 RTV (Uffici, scuole, alberghi, autorimesse, attività commerciali). Il comma 2 specifica che le norme del codice si applicano alle nuove attività, mentre il comma 3 prescrive di applicare il codice anche alle attività esistenti in caso di modifica o ampliamento a condizione che le misure di sicurezza antincendio già previste, nella parte dell'attività non interessata dall'intervento, siano compatibili con gli interventi da realizzare. Il comma 4 evidenzia che qualora non siano verificate le condizioni precedenti (comma 3) potranno continuare ad essere applicati per le attività esistenti i criteri generali di prevenzione incendi. Il comma 5 rimarca la possibilità di utilizzare il codice della prevenzione incendi come utile riferimento per le attività non ricadenti nell'elenco di cui all'allegato I del DPR 151/11.
Viene introdotto l'art 2-bis che conferma per le attività dotate di specifica regola tecnica (RTV) di poter procedere ancora con il doppio binario.
Infine viene modificato l'art. 5 con l'introduzione del comma 1.bis, con il quale vengono elencate le normative che non devono essere applicate qualora si decida di adottare il codice della prevenzione incendi come strumento di progettazione in alternativa alle norme tradizionali.

CAMPO DI APPLICAZIONE DEL CODICE DELLA PREVENZIONE INCENDI
AttivitàNuove attivitàModifica o ampliamenti attività essitenti
Attività DPR 151/11 RTO (42 attività) Solo Codice
  • Codice
  • Se il codice non è compatibile con l'esistente non oggetto di modifica, allora si possono continuare ad applicare i criteri di prevenzione incendi
RTV (5 attività) Applicazione del doppio binario scelta tra:
  • Codice
  • Regole tecniche tradizionali
Attività non soggette Il codice della prevenzione incendi può essere applicato come utile riferimento

Il DM 12 aprile 2019 entrerà in vigore 180 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale avvenuta il 23 aprile 2019 ovvero il 20 ottobre 2019.

26/4/2019-08:32


Edifici civili alti
Con DM 25 gennaio 2019, pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 5 febbraio 2019, sono state apportate modifiche ed integrazioni all'allegato del DM n. 246 del 16 maggio 1987 (G.U. n. 148 del 27/07/1987) riguardante le norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione.
Le modifiche si sono rese necessarie per adeguare il DM n. 246 del 16 maggio 1987 all'evoluzione dei criteri e della normativa di prevenzione incendi avvenuta nell'ultimo trentennio con particolare riferimento alle misure inerenti la gestione della sicurezza sia in condizioni ordinarie che in caso di emergenza ed ai requisiti di sicurezza antincendio delle facciate degli edifici civili, emanati con lettera circolare n. 5043 del 15 aprile 2013 dalla Direzione centrale per la prevenzione e sicurezza tecnica.
E' stato sostituito il punto 9 e introdotto il punto 9.bis: il punto 9 dell'allegato consente di adottare il procedimento in deroga previsto dall'art. 7 del DPR 151/11 nel caso non sia possibile attuare tutte le misure prescrittive della norma mentre il punto 9.bis introduce quattro livelli di prestazione (0,1,2,3) in funzione dell'altezza antincendio dell'edificio secondo la definizione del DM 30/11/1983 (Altezza massima misurata dal livello inferiore dell'apertura più alta dell'ultimo piano abitabile e/o agibile, escluse quelle dei vani tecnici, al livello del piano esterno più basso) per attribure le misure gestionali e di emergenza antincendio:
  • L.P. 0 ? per edifici di tipo a) ( altezza antincendi da 12 m a 24 m);
  • L.P. 1 ? per edifici di tipo b) e c) ( altezza antincendi oltre 24 m a 54 m);
  • L.P. 2 ? per edifici di tipo d) ( altezza antincendi oltre 54 m fino a 80);
  • L.P. 3 ? per edifici di tipo e) (altezza antincendi oltre 80 m);
La gestione della sicurezza comprende misure gestionale finalizzate all’esercizio dell’attività in condizioni di sicurezza, sia in fase ordinaria che in fase di emergenza, attraverso l’adozione di misure antincendio preventive e di pianificazione dell’emergenza.
Ad esempio l'amministratore di condominio di edifici con livello di prestazione LP=0 (altezza antincendi da 12 m a 24 m), in qualità di responsabile dell'attività, dovrà provvedere a definire le procedure da attuare in caso d'incendio informandone i condomini, ad esporre un foglio riportante i divieti e le precauzioni da osservare, i numeri telefonici per l'attivazione dei servizi di emergenza, nonché le istruzioni per garantire l’esodo in caso d’incendio (anche in più lingue se necessario su delibera condominiale). Dovrà, inoltre, provvedere a mantenere in efficienza le attrezzature e gli impianti antincendio.
Il decreto prevede un progressivo incremento delle misure di sicurezza man mano che aumenta il livello di prestazione.
Il decreto entra in vigore il novantesimo giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana (6 maggio 2019).
L'art. 3 del decreto (Disposizioni transitorie e finali) prevede che gli edifici di civile abitazione esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto devono essere adeguati alle disposizioni dell'allegato 1 del decreto entro i seguenti termini:
  1. due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto per le disposizioni riguardanti l'installazione, ove prevista, degli impianti di segnalazione manuale di allarme incendio e dei sistemi di allarme vocale per scopi di emergenza;
  2. un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto per le restanti disposizioni.
L'avvenuto adeguamento dovrà essere comunicato al Comando provinciale dei vigili del fuoco al momento del rinnovo del periodo di conformità antincendio.

9/2/2019-15:56


Immagine centro commerciale
Sulla Gazzetta ufficiale n. 281 del 3/12/2018 è stato pubblicato il Decreto 23 novembre 2018, che ha per oggetto Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attivita' commerciali, ove sia prevista la vendita e l'esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 mq, comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti, ai sensi dell'articolo 15, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 - modifiche al decreto 3 agosto 2015. Il decreto, che entra in vigore il 2/1/2019, aggiorna le regole tecniche verticali (RTV) del DM 3/8/2015 con il nuovo paragrafo V.8. Le nuove norme si possono applicare, in alternativa al DM 27/7/2010, a tutte le attività individuate con il numero 69 del DPR 151/11 esistenti o di nuova costruzione.
Dall'Allegato al Decreto si osserva subito un numero superiore di aree rispetto alle precedenti rtv, in particolare sono previste, tra le altre, aree TB2: aree per vendita da retrobanco comprensive di spazi comuni, accessibili al pubblico, di superficie ≤ 100 m2, aree TK1: aree collegate alle aree TA ove si effettuano lavorazioni pericolose ai fini dell'incendio o dell'esplosione, aventi superfici > 150 m2, TM3: depositi di articoli pirotecnici NSL, con quantitativi netti di manufatti ≤ 150 Kg e aree TT2: aree destinate alla ricarica di accumulatori elettrici di trazione (muletti ecc.).
La strategia compartimentazione viene modificata limitatamente alle aree di tipo TA: aree di vendita ed esposizione comprensive di spazi comuni, accessibili al pubblico, per attività commerciali con piani più alti di 12 m e interrati.
Nella strategia esodo la mall viene considerata luogo sicuro temporaneo se rispetta le seguenti condizioni:
  • carico d'incendio specifico nella mall qf ≤ 50MJ/m2, anche in presenza di allestimenti a carattere temporaneo,
  • distanza minima tra le facciate contrapposte pari √7H con H altezza della facciata più alta ed L comunque non inferiore a 7 m,
  • livello di prestazione controllo incendio IV esteso a tutti gli ambiti non compartimentati che si affacciano sulla mall,
  • livello di prestazione rivelazione allarme IV, esteso alla mall e tutti gli ambiti non compartimentati che vi si affacciano,
  • livello di prestazione controllo fumo e calore III, esteso alla mall e a tutti gli ambiti non compartimentati che vi si affacciano.
Per la strategia controllo incendio è previsto un livello II di prestazione (solo estintori) per attività commerciali in aree TA o TB1 classificate HA e HB di tipo:
  • AA [A (superficie lorda utile) ≤ 1500 m2], carico d'incendio qf ≤ 600 MJ/m2;
  • AB [1500 < A ≤ 3000 m2], carico d'incendio qf ≤ 100 MJ/m2.
Tali prescrizioni risultano più vantaggiose rispetto a quanto previsto dal DM 27/7/2010 al punto 7.3 (È ammesso che le attività commerciali con superficie di vendita fino a 600 m2 e carico di incendio non superiore a 100 MJ/m2 siano prive di impianti naspi/idranti.)
Per attività commerciali con superficie maggiore di 3000 m2 carico d'incendio qf ≥ 600 MJ/m2 e velocità caratteristica prevalente di crescita dell'incendio ≥ 3 è necessario un livello di prestazione controllo fumi e calore III.
Infine all'interno delle aree TA, TB1 e TB2 non è ammesso l'impiego di apparecchiature alimentate a combustibile liquido o gassoso. Sono invece ammessi forni a legna.

5/12/2018-19:42

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